Oratorio Santo Stefano - CD

Oratorio SANTO STEFANO.

Lapidazione di S.Stefano protomartire

testo e musica di Marina Valmaggi

Oratorio Santo Stefano - RV 041

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Dettagli:

BRANI:

Vere languores nostros

Davvero Lui ha portato

Stefano intanto

L\'ombra della croce

Presentarono quindi

Chi mi vuol seguire

Veniva spinto

Di\' a noi

Non sentirsi da soli

All\'udire queste cose

Stefano, guardami

Pietre, sorelle

Veni, o Sancte Spiritus

E così lapidavano Stefano

Nella sua visione

Et absterget Deus

L'Oratorio è un genere musicale che si innesta su una tradizione secolare e che richiede un alto impegno sia compositivo, sia esecutivo.

Il testo, basato su fonti scritturali, è liberamente ispirato all'omelia di don Luigi Giussani per Santo Stefano (26 12 1944).

La musica è tutta fondata sulla parola, costituita dai testi sacri e dagli approfondimenti spirituali affidati al coro. Il severo linguaggio musicale assegnato al trio dei "narratori" (considerati narratori-interpreti, come nella lettura del "Passio"), ora contrasta con la fluidità delle parti orchestrali, ora si intreccia con esse in un'unica narrazione ricca di colori e timbri.

La prima rappresentazione dell'Oratorio è stata effettuata il 28.II.2004 a Baiano (AV), nella chiesa di S.Stefano Protomartire. La seconda rappresentazione, il 10 maggio 2004, nell'Aula Magna dell'Università Bocconi di Milano, in memoria di Stefano Aletti, cui l'opera è dedicata.

La registrazione è stata realizzata in sessione unica a Verucchio, il 29 marzo 2004, nell'Oratorio del Suffragio.

"È stato inevitabile per me osservare come il martirio di Santo Stefano corrisponda, sino ad un certo punto, alla Passione di Gesù: il Giusto e le sue opere; l'Accusa; il Sinedrio; la strada verso il supplizio; il perdono ai persecutori, la morte dell'innocente. Ma c'è un elemento fondamentale che rende diversa la morte di questo giovane diacono, rispetto alla fine, all'ultimo respiro di Gesù, che chinò il capo, mentre "si fece buio su tutta la terra": Stefano vede i cieli aperti, il suo viso è trasfigurato, e contempla Gesù alla destra di Dio. Perché questo? Perché la morte di Stefano avviene dopo che Gesù, risorto, ha aperto i cieli.

Pertanto il suo volto è sereno e porta in anticipo i segni della gioia eterna: egli contempla Gesù accanto a Dio, vede già il termine della sua strada, del suo destino. Nulla può fargli male, neppure le pietre che gli piovono addosso. La morte di Stefano è la primizia, il primo frutto della Passione di Gesù; è l'annuncio che anche qualora la morte fosse precoce, violenta e ingiusta, come la sua, il termine ultimo è una positività, una trasfigurazione. La memoria del suo martirio, celebrata, nel calendario cristiano, il giorno dopo il Natale, non ne offusca la gioia, ma la rende piena di consapevolezza, di forza, di lungimiranza e di gratitudine.

Un martirio nasce dallo scontro di un grande odio con un grande amore. Un amore così grande che è disposto a dare la vita. È questo amore che ho inteso mettere in risalto. L'odio è tanto più forte quanto più è irragionevole. L'amore, quanto più è grande, tanto più è capace di sacrificio. L'amore è fecondo, genera. E il sangue dei martiri ha un privilegio: suscitare la fede anche a distanza di secoli, come accade tuttora per il protomartire S.Stefano. (Marina Valmaggi)